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LOST PARADISE L’estate 2004 di O. Titude, è un inno ai paradisi perduti dell’infanzia; i banchi di scuola, le malinconie di certe letture, l’eccitazione dei primi amori, il primo viaggio, la memoria verso gli oggetti sempre esistiti in certi luoghi. In fondali di scarabocchi azzurro cobalto escono vecchie foto “del mare” di genitori, figli, amici, volti sconosciuti. Bamboline di lana–feticcio sorreggono quadretti familiari “in posa” su sfondi di “crépe de chine” sabbiati. Disegni eseguiti da bambini ritraggono scene di animali tropicali, fondi marini, fiori di carta: sembrano strappati ai maestri dell’Espressionismo e muovono morbidi abiti – caleidoscopio di raso e tulle illuminati da ricami di perline di vetro opaco e micropaillettes. Antichi, schematici fiori fanno da sfondo a romantiche citazioni su sottane di raso invecchiato e ingiallito come pagine di libri dimenticati. La sfrontatezza di alcuni foulards “souvenir de Mexico” ci illumina gli occhi parlandoci di cose comuni presenti alla nostra vista da sempre, quasi cresciute con noi. Abiti colmi di fogli di quaderni strappati, rossi violenti e corposi, sembrano fagocitare dolcetti, liquirizie, marshmallous, animaletti di zucchero e cioccolato. Una scritta di orsetti gommosi avverte: “TEDDY BEAR IS DEAD”. Anche la nostra infazia. |